Serate jazz a Firenze

Posted by on Lug 26, 2017 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Serate jazz a Firenze

Come ogni anno anche per il 2017 il Circolo ARCI il Girone di Firenze ha promosso una rassegna di musica jazz, il “13/mo Girone Jazz” che si è composto di tanti importanti appuntamenti con alcuni dei migliori artisti che attualmente si trovano nel panorama della musica sperimentale italiana. Una delle serate più entusiasmanti è stata quella del 23 maggio, perché alle ore 21.30 si è esibito un trio di eccezione, il “Gianluca Petrella Trio 70’es”. Gabrielle Petrella è un nome molto noto a tutti gli amanti della buona musica: nato nel 1975, ha alle spalle una carriera di oltre 20 anni costellata di successi e collaborazioni prestigiose. Solo per citare alcuni dei musicisti con i quali ha lavorato e collaborato, si potrebbero fare i nomi di Steve Coleman, Aldo Romano, Pat Metheny e Stefano Bollani. Per due volte ha vinto uno dei premi più ambiti dai musicisti che cercano di farsi conoscere, vale a dire il “Critics Poll” della rivista Down Beat nella categoria artisti emergenti. Adesso però Petrella è molto di più che un emergente: è un musicista affermato che a Firenze ha animato la platea del Girone con sonorità inusitate, sempre all’insegna della sperimentazione. Petrella suona il trombone, e con lui nel trio ci sono Michele Papadia, pianista, che nella serata fiorentina si è esibito suonando l’organo Hammond, e Stefano Tamborrino, che ha suonato la batteria. I tre hanno proposto un affascinante viaggio alle radici storiche del jazz, senza però dimenticare le sonorità contemporanee, dando vita ad una fusione riuscita tra musiche nordamericane, hip hop e musica elettronica. Il sodalizio artistico che ha dato vita a questo insolito trio è iniziato quasi per caso, quando Petrella e Papadia sono stati chiamati a suonare insieme per registrare un concerto. Da quel momento hanno iniziato ad elaborare un nuovo progetto artistico comune, che parte sempre dalla black music per esplorare confini ben lontani da quel punto di partenza. Il mix tra il suono del trombone di Petrella, che sconfina spesso nel nu jazz ma sa anche colorarsi di afro beat, con la musicalità profonda e viscerale dell’organo Hammond di Papadia hanno creato un’alchimia perfetta che si è ripetuta sul placo del Girone. Quindi è apparsa molto azzeccata la scelta fatta dalla nuova direzione artistica di Augusto Benvenuti, che ha organizzato la rassegna “13/mo Girone Jazz” in collaborazione con Nuovi Eventi Musicali, Music Pool e, ovviamente, il circolo Il Girone. La musica è stata preceduta anche da un momento conviviale, da un’apericena offerta dal ristorante l’Gir’One. Con Petrella e il suo trio non si è però chiusa l’intera rassegna: l’ultimo appuntamento è fissato per il mese di giugno, al giorno 6, quando ci sarà una serata davvero speciale, il cui titolo è “Oxfam Stand as One”. Questo concerto è dedicato a tutti i migranti, a chi per difendere la propria vita e i propri diritti è costretto ad allontanarsi dalla propria casa e dal proprio Paese e spesso si trova a vagabondare senza riuscire a trovare un’adeguata accoglienza. Il concerto vero e proprio si intitola in modo significativo “From Chopin to Radiohead from Martin Luther King to Mandela”. Lo scopo è di unire la musica classica e contemporanea con le parole di alcuni grandi personaggi che si sono battuti per la libertà e l’autodeterminazione dei popoli. Emanuele Fontana al piano e Lorenzo Forti al contrabbasso accompagneranno con le loro musiche lo scorrere delle immagini di John Fitzgerald Kennedy, Martin Luther King e Nelson Mandela.

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Il Riverside di Roma

Posted by on Mag 3, 2017 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Il Riverside di Roma

Al giorno d’oggi trovare luoghi in cui poter fare e poter ascoltare buona musica è diventato sempre più raro. Nel mese di aprile però a Roma, nella capitale, è stato inaugurato un nuovo locale che promette molto bene per tutti coloro che amano il jazz. Si chiama “Riverside” e si trova in viale Gottardo, vicino piazza Sempione. Riverside è nato per dare vita ad un connubio tra buon cibo, buon bere e buona musica: non ha un unico orientamento ma si caratterizza per l’eclettismo delle scelte che vengono operate sia a livello artistico che gastronomico. Da una parte ci sono Gianpaolo Castaldo e Giampiero Cappellaro, i direttori artistici del locale che cercano di selezionare i cantanti da invitare tra le proposte più interessanti del panorama contemporaneo. Dall’altra c’è la sala ristorante, dove si possono assaggiare sia i piatti tipici della tradizione romanesca che il finger food contemporaneo, accompagnati sempre da vini e altre bevande di ottima qualità. Ogni evento del Riverside è creato dunque per offrire una sinestesia di sensazioni, che contribuiscano a dare vita ad un’atmosfera piacevole. L’ingrediente fondamentale resta sempre la musica: ecco il programma per il mese di aprile. Venerdì 7 aprile si esibisce il Federica Baioni Jazz 4tet, formato da Federica Baioni (voce) accompagnata da Andrea Pagani al piano, Dario Esposito alla batteria e Stefano Napoli al contrabbasso. Dopo la loro esibizione viene proiettato il videoclip di Stefano Ricco girato nel mese di gennaio al Riverside. Sabato 8 aprile è la volta di Perry Boogie & Lady Martini. Il primo è un cantante e pianista di boogie woogie e rock’n’roll che ha duettato con alcuni dei più grandi artisti del panorama internazionale, tra cui Tommy Sands e Janis Martin; la seconda è cantante rythm’n blues dalla voce sonora e potente. Venerdì 14 aprile si esibiscono The Beaters (Fabio “Little John” Angelucci, Diego “Sir Paul” Magnani, Marco “George” Bonfiglio e Maurizio “Ringo Mau” Brioni) per il loro concerto di esordio al Riverside. The Beaters sono la tribute band dei Beatles più famosa in assoluto, sono attivi dal 2005 e si sono esibiti anche per una campagna voluta da Yoko Ono, “Imagine there’s no hunger”. Mercoledì 19 aprile canta Clara Lofaro accompagnata da Massimo Bottini e Stefano Baldasseroni. La Lofaro ha iniziato come solista in un coro di chiesa e poi ha raggiunto il successo con il suo primo EP, “Push”. Figlia di genitori italiani, vive a New York ed è molto apprezzata negli States. Si prosegue venerdì 21 aprile con Katia Rizzo e Massimo Moriconi che presentano il loro progetto “DUE”, che attinge ad un vasto repertorio jazz. Sabato 22 Aprile è la volta di Frances Ascione & Band, ovvero Alberto Biasin (basso) e Marco Cannata (piano e tastiere) e Gianluca Alkaline Carpignano (batteria). Il gruppo interpreta brani di Stevie Wonder e altri grandi musicisti con arrangiamenti originali. Al Riverside il 28 aprile si svolge poi un concerto organizzato insieme alla rivista “L’Isola che non c’era”. Si esibisce il gruppo Casarena formato da Filippo Trentalance, Vanni Trentalance, Simone Maiolo, Manrico Andreozzi e Roberto Sabbi, che presenta brani tratti dal suo ricco repertorio. Si chiude sabato 29 aprile con un tributo al grande e compianto cantautore Rino Gaetano, introdotto da sua sorella, Anna Gaetano. Aprile è un mese molto ricco di stimoli musicali molto interessanti al Riverside di Roma.

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Piacenza Jazz Fest e il Nu-jazz Under 30

Posted by on Apr 12, 2017 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Piacenza Jazz Fest e il Nu-jazz Under 30

Il Piacenza Jazz Fest è una delle rassegne dedicate a questo genere musicale tra le più amate e conosciute non solo in Italia ma anche nel mondo. Il perché lo si capisce anche da alcune scelte operate dal direttore artistico della manifestazione, Gianni Azzali, il quale per l’edizione di quest’anno ha voluto aggiungere un appuntamento particolare, una mini rassegna intitolata “Nu-jazz Under 30”. In due serate, che si sono svolte presso lo Spazio ex Enel di via Santa Franca il 24 marzo e il 1 aprile 2017, si sono avvicendati sul palco alcuni giovani esponenti della scena nu-jazz nazionale, emozionando il pubblico e facendo conoscere le loro sonorità, così distanti dai circuiti tradizionali del mainstream. Non solo: i due concerti sono stati impreziositi da un particolarissimo palcoscenico creato ad hoc dai ragazzi della quinta classe di scenografia del Liceo Artistico “B. Cassinari” coordinati dall’artista visivo Giancarlo Cararo. Per decorare il palcoscenico si sono ispirati ad un brano di uno dei gruppi che hanno suonato durante la seconda serata, “OoopopoioooO”, che si è tradotto in uno spazio astratto animato soprattutto dal gioco di luci ed ombre, volto a creare dei disegni architettonici arditi ma di grande effetto. Su questo incredibile sfondo hanno dato il meglio di sé quattro gruppi di musicisti nu-jazz che già hanno alle spalle una notevole carriera, ma di certo hanno anche tanta strada da fare ancora. Nella serata di venerdì 24 marzo 2017 si sono esibiti a partire dalle ore 22:00 i sEt-Up, seguiti dal sassofonista Mattia Cigalini e dai Techfood. I sEt-Up sono un gruppo formato da cinque artisti: si tratta di Zoe Pia al sax alto, Francesco Minutello alla tromba e flicorno, Roberto De Nittis al pianoforte e tastiere, Diego Pozzan alla batteria e Glauco Benedetti al basso tuba. Ognuno di loro proviene da una regione diversa, creando così un originale melting pot musicale che si esprime nel loro nuovo progetto che hanno chiamato R.E.B.U.S. Dopo di loro hanno suonato Mattia Cigalini e i Techfood, ovvero Leonardo Tedeschi e Mattia Bersani, in un improbabile ma riuscito connubio tra musica jazz e musica techno. Sabato 1 aprile 2017 è stata la volta, sempre con il contributo delle splendide scenografie dei ragazzi del Liceo Cassinari, dei Dugong e degli OooopopoioooO. I Dugong sono formati da Michele Caiati (pianoforte) e Nicolò Ricci (sax) che hanno costituito il primo nucleo del gruppo e a cui si aggiungono oggi Andrea Di Biase (contrabbasso) e Riccardo Chiaberta (batteria). Il loro stile si caratterizza per un riuscito mix tra influssi diversi che spaziano dalla musica classica fino al rock alternativo britannico. A chiudere la mini rassegna piacentina dedicata al nu-jazz si sono infine esibiti Vincenzo Vasi e Valeria Sturba, meglio noti con il nome OoopopoiooO. Ciò che caratterizza le loro esibizioni è l’utilizzo di un particolare strumento musicale, il theremin, e la commistione di tanti input differenti che vengono dal cinema, dalla letteratura, dal mondo della musica e dello spettacolo. Gli OoopopoiooO calcano le scene di tutto il mondo da ben due anni, durante i quali sono stati un po’ ovunque a presentare il loro peculiarissimo nu-jazz. La kermesse è stata arricchita anche, oltre che da tanta buona musica, dalla presenza di un punto birra allestito dal Dubliners Irish Pub. Il Piacenza Jazz Fest è poi giunto a conclusione il giorno 8 aprile 2017 con il Gala di fine festival che si è svolto presso lo spazio “Le Rotative”.

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Mario Biondi e il suo “Best of Soul”

Posted by on Mar 27, 2017 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Mario Biondi e il suo “Best of Soul”

Nell’ambito della musica jazz uno degli artisti più amati in Italia è Mario Biondi, che è riuscito a farsi conoscere grazie alla sua voce calda e avvolgente ma anche grazie alla sua ironia e alla sua capacità di non prendersi mai troppo sul serio. Caso davvero raro di cantante jazz italiano, è riuscito a modellare la sua vocalità tanto da far dimenticare quasi del tutto le sue origini siciliana. Ascoltandolo cantare si potrebbe credere di avere a che fare con una voce nera di Memphis, che è considerata la patria della musica soul. Mario Biondi ha iniziato con un successo travolgente, quello di “This is what you are” del 2006, e da quel momento non ha mai mancato di sfornare capolavori, oltre che collaborazioni e duetti con alcuni dei più importanti artisti della scena nazionale ed internazionale. Arrivato quindi a superare i dieci anni di carriera Biondi ha deciso di festeggiare con un album e un tour che si svolge tra marzo e aprile in alcune delle principali città italiane. Si tratta di “Best of Soul”, che ha preso il via il 3 marzo a Crema, presso il Teatro San Domenico, per poi proseguire attraverso la penisola con date a Milano, Bologna, Firenze, Parma, ovviamente Catania (dove Biondi è nato) per terminare trionfalmente il 24 aprile a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica. Quando si parla di “greatest hits” di solito ci si aspetta un album costituito per lo più da vecchie canzoni, con un paio di inediti che vengono messi solo come una sorta di “gratificazione” data al pubblico. Nel caso di “Best of Soul” le cose stanno ben diversamente: i brani completamente nuovi sono ben sette, ma anche tutti gli altri sono interpretati con una freschezza e arrangiamenti tali da dare l’impressione che li si stia ascoltando per la prima volta. Basti citare brani come “Chilly Girl”, che ricorda George Benson ma in modo inedito; o “Mistery of man” che, benché risalga al 1984, viene completamente stravolta dall’interpretazione intensa e baritonale dell’artista. Biondi fa anche una capatina nel nu jazz con “You are my Queen” e nel brazilian jazz con “I will never stop loving you”. Non poteva mancare ovviamente un omaggio a Barry White con “Stay with me”, che termina con il parlato che è tipico di White. Tra i brani completamente nuovi c’è “Gratitude”, un vero e proprio atto di amore da parte di Biondi a tutti i suoi fan che in questi anni non lo hanno mai abbandonato. Il singolo che è stato estratto è “Do you feel like I feel”, in stile northern soul. Mario Biondi dice di avere intenzione di trascorrere un anno in tour (sono previste anche tappe fuori dall’Italia) per divertirsi e festeggiare con tutti coloro che hanno sempre apprezzato la sua musica. Insieme a lui ci saranno sul palco Serena Brancale e Serena Carman, le coriste; David Florio (chitarre), Alessandro Lugli (batteria), Massimo Greco (tastiere), Fabio Buonarota (tromba), Marco Scipione (sax), Moris Pradella (chitarre, percussioni, piano e cori) e Federico Malaman (basso). Poter assistere dal vivo ad uno dei concerti di Mario Biondi è sicuramente un grande privilegio, ma per tutti coloro che non ne hanno la possibilità l’ascolto di “Best of Soul” sarà sicuramente una ricompensa sufficiente, visto che appare un album completo, privo di riempitivi ma sempre nuovo ed accattivante nelle sue sonorità.

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Il Genere NuJazz: scopriamolo insieme

Posted by on Mar 19, 2017 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Il Genere NuJazz: scopriamolo insieme

La musica evolve insieme alla società: insieme alle altre arti riflette tempi e mode, e non è mai uguale a se stessa. Nell’epoca contemporanea, dominata dai social media come Facebook, Twitter e Instagram, le nuove tendenze musicali assumono la forma di entusiasmi passeggeri. Le musiche che hanno fatto la storia vengono riutilizzate e sfruttate in forme inusuali, come ad esempio impiegate nei giochi di slot machine. Gli esempi più recenti di questo nuovo tipo di sfruttamento li possiamo vedere con Jimi Hendrix e Guns ‘n Roses, disponibili sul portale Rich Slots. La musica contemporanea, così, si caratterizza per cercare soprattutto una fusione di stili diversi, alla ricerca di nuove forme di linguaggio universali che corrispondano ad una società sempre più inter razziale e multiculturale. Uno dei generi più singolari ed eclettici che sono nati e si sono sviluppati negli ultimi decenni è il cosiddetto “nu jazz” che, come fa intuire il suo stesso nome, deriva da vicino dal jazz classico. Il jazz nacque tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento come espressione di musica popolare e colta ad un tempo. La sua radice è da rintracciarsi nei canti che gli schiavi afroamericani improvvisavano mentre erano al lavoro nei campi. L’improvvisazione è sempre stata una caratteristica molto peculiare del jazz, così come un forte virtuosismo nell’uso degli strumenti. Entrambe queste caratteristiche si ritrovano anche nel nu jazz, che nasce invece intorno agli anni novanta del secolo scorso. Si può dire che il primo input che porta alla nascita del nuovo genere riguarda la necessità di avvicinare il jazz, come forma musicale, anche alle generazioni più giovani, al fine di “svecchiarlo” un po’, contaminandolo con altri generi musicali più contemporanei. Come spesso accade con queste nuove forme di espressività musicale è difficile dare un’etichetta unica e definita al nu jazz: in esso si contaminano jazz e musica elettronica, blues e funk, e molto altro. Si può dire che non ci siano limiti all’improvvisazione, mantenendo il minimo comune multiplo di una base musicale che ricorda ad vicino il jazz, distorta però grazie ai nuovi strumenti elettronici. Il critico musicale Tony Brewer ha detto che il nu jazz sta al jazz così come il grunge sta al rock: nasce cioè dalla sua radice per trasformarsi però in qualcosa di molto diverso. Banalizzando, si potrebbe dire anche che il nu jazz è la forma divulgativa del jazz, tanto che viene spesso suonato nei club musicali, nei lounge bar, o nelle discoteche. Il nu jazz ha attecchito poco in Italia, mentre è molto diffuso in altre nazioni europee quali la Germania, la Francia e il Regno Unito. Inoltre conta molti dei suoi principali rappresentanti negli USA ma anche in America latina, e più precisamente in Messico. Negli anni questo genere musicale ha anche avuto un’evoluzione, e ancora oggi può dirsi molto vitale. I musicisti che si possono definire storici, in quanto per primi hanno tentato di comporre musica secondo questo nuovo stile, sono St Germain, un artista francese che contamina il jazz con la musica house, e il gruppo tedesco Jazzanova. Si possono citare anche la band anglosassone The Cinematic Orchestra, la quale usa moltissimo la strumentazione elettronica, e il musicista norvegese Bugge Wesseltoft. Venendo invece ai musicisti attivi a partire dai primi anni del 2000, possiamo citare i Flying Lotus, un gruppo nato nella città di Los Angeles che è riuscito a dare un più netto impulso commerciale al nu jazz. Insieme ai Flying Lotus sono stati molto influenti sul panorama musicale contemporaneo altri artisti che fanno tutti capo all’etichetta indipendente Brainfeeder. Infine, molti artisti nati come interpreti del jazz “puro” hanno mostrato interesse anche nei confronti del nu jazz, ad esempio il noto trombettista Dave Douglas. Il genere musicale del nu jazz si può trovare espresso anche con molti altri termini. Ad esempio è definito anche New Urban Jazz, electronic jazz, neo-jazz, perfino e-jazz. Brewer ha detto che il nu jazz riesce a rendere “ancora divertente” il jazz tradizionale.

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Il nuovo album di Antonio Faraò: Eklektik

Posted by on Mar 13, 2017 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Il nuovo album di Antonio Faraò: Eklektik

Antonio Faraò è uno dei più importanti jazzisti presenti al giorno d’oggi nel panorama musicale italiano, che il 3 marzo pubblicherà la sua ultima fatica, Eklektik, un album che si pone in continuità con il suo percorso ma allo stesso tempo introduce degli elementi di novità. Quello più evidente sta nel primo brano dei dodici che compongono il disco e che si intitola “News from…” che è anche diventato un singolo. Per questa canzone Faraò ha avuto la collaborazione di Snoop Dogg, ed è evidente lo sconfinamento nel nu-jazz operato con le sonorità adottate. Difatti, secondo le parole dell’artista, questo è il brano più “black” dell’intera compilation, e Snoop Dogg, quando gli ha proposto di inciderlo insieme, ne è stato entusiasta. Ma tutti i brani di “Eklektik” sono all’insegna del concetto espresso fin dal titolo stesso, l’ecletticità. Per ecletticità Faraò intende la realizzazione di un jazz vero nella sua purezza primordiale. Il jazz nasce come genere di contaminazione, non si chiude in un recinto e non rifiuta il confronto con altre forme musicali. Per questo Faraò, con il suo inseparabile pianoforte, ha deciso di alternare anche all’interno di uno stesso pezzo dei brani che richiamano molto da vicino gli accordi più classici e convenzionali del jazz tradizionale, ad altre sonorità decisamente più sperimentali. In “Eklektik” il musicista si avvicina soprattutto alla musica elettronica, distanziandosi in questo dal suo album precedente, “Boundaries”, che invece era più acustico. Quello che però resta immutato è lo spirito che anima il musicista, che vuole ricordare come la musica sia linguaggio universale e come possa contribuire, anche in tempi travagliati come sono quelli che stiamo attraversando, a dare vita ad una nuova forma di comunicazione aperta ad ogni influsso, mai uguale a se stessa. Non solo: Faraò è uno di quei pochi musicisti jazz che riesce a rivolgersi davvero a tutti, non trincerandosi dietro una apparenza di musica “colta”, destinata quindi a pochi neofiti, ma rendendo accessibile la sua musica davvero a tutti. Questo non vuol dire che i suoi brani siano mai banali. La ricerca che c’è dietro ad ogni singolo pezzo è sempre molto curata, come si può notare ad esempio nel brano “Motion” che si ispira agli Headhunters di Herbie Hancock, ed in particolar modo al suo batterista Mike Clark. Ma Faraò non prende ispirazione solo dal mondo della musica: sua madre era una pittrice e spesso nelle sue composizioni musicali si può trovare anche una certa qualità “pittorica”, tanto che esse sembrano dei quadri che si costruiscono davanti agli occhi dell’ascoltatore. “Quiet” è ad esempio un viaggio in macchina, descritto nei minimi particolari; ma il musicista dice che in fondo lui non fa altro che prendere spunto dalla vita, dalle esperienze e dalle situazioni quotidiane, quindi non solo dalle immagini ma anche dagli odori e dai sapori che tenta di trasformare in note. La presentazione di “Eklektik” c’è stata il 3 marzo a Milano, presso l’associazione musicale Masada, ma questo non è l’unico progetto in cui è coinvolto in questo momento Antonio Faraò. Insieme a Isabella Ferrari ha realizzato una serie di documentari sulla musica jazz che a partire dal mese di marzo 2017 verranno trasmessi sul canale satellitare Sky Arte HD. Quindi l’artista si presenta davvero in linea con il suo album: eclettico, versatile, aperto a mille esperienze diverse.

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Piacenza Jazz Fest

Posted by on Mar 1, 2017 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Piacenza Jazz Fest

Da febbraio fino ad aprile Piacenza sarà animata, come ormai accade ogni anno da quattordici anni a questa parte, da una manifestazione che è prevalentemente musicale ma che si evolve a tutto tondo finendo per coinvolgere i più diversi ambiti dell’arte e della stessa vita cittadina. Si tratta del “Piacenza Jazz Fest”, che per l’edizione 2017 si intreccia con le rassegna “Piacenza suona Jazz”, “Nujazz” e “Jazz al centro”. Il fulcro dell’intero evento, che si svolge prevalentemente nei teatri ma coinvolge praticamente ogni angolo della città, è costituito dai concerti che prevedono l’intervento dei più grandi nomi di jazzisti attualmente presenti sulla scena internazionale; ma tanti altri sono anche gli eventi collaterali. Ogni anno vengono coinvolte anche le scuole, con momenti didattici e di approfondimento; non mancano i momenti di convivialità con degustazioni di prodotti tipici e vini; e ancora convegni e mostre. L’organizzazione impeccabile dell’intera manifestazione è garantita dalla compartecipazione di diversi enti che concorrono insieme alla buona riuscita del Piacenza Jazz Fest: il Piacenza Jazz Club, che è l’ente promotore, la Fondazione di Piacenza e Vigevano, la Regione Emilia-Romagna, il Comune e la Provincia di Piacenza, il Comuni di Fiorenzuola e altri partner privati. Il festival musicale si svolge inoltre con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed ha la direzione artistica di Gianni Azzali. Quest’anno l’ossatura del festival resta la stessa degli anni passati, ma con qualche novità rappresentata soprattutto dalla nuova rassegna dedicata al Nujazz, che cerca di avvicinare maggiormente il pubblico alla musica afro americana. Altro grande evento che quest’anno si svolge in concomitanza con il Piacenza Jazz Fest e si intreccia ad esso è la mostra sul Guercino che prenderà il via nel mese di marzo. La Cattedrale di Piacenza, la cui cupola venne affrescata interamente da questo pittore seicentesco, ospiterà uno dei tanti concerti del festival. Ma entriamo nel vivo del programma, per scoprire quali sono solo alcuni dei tanti nomi che animeranno l’intera manifestazione con la loro voce, i loro strumenti e le loro sonorità. L’avvio del festival ci sarà domenica 26 febbraio, quando si esibirà Sarah McKenzie con brani tratti dal suo ultimo lavoro, “Paris in the rain”. Il Piacenza Jazz Fest non è solo musica ma anche interazione tra diverse forme d’arte: da questo punto di vista si presenta molto interessante l’appuntamento del 2 marzo intitolato “Il tempo in posa – Storie mediterranee”. Presso la Sala dei Teatini il pianista Danilo Rea musicherà le immagini scattate dal fotografo Pino Ninfa che raccontano il Mare Mediterraneo. Originalissima sarà la performance dei Quintorigo che nello spettacolo “Trilogy” interpretano alla loro maniera, accompagnati dal batterista Roberto Gatto, dei mostri sacri della musica rock quali Monk, Hendrix e Zappa. Un nome che attirerà di certo tutti gli amanti del jazz puro è quello di Gonzalo Rubalcaba, pianista cubano che renderà omaggio al suo grande maestro Charlie Haden. E ancora ci saranno tanti altri nomi famosi: il sassofonista Kenny Garrett; la cantante Cinzia Tedesco e la violinista regina Carter; Benny Golson. La conclusione del Piacenza Jazz Fest ci sarà il giorno 8 aprile con la premiazione dei vincitori del concorso “Bettinardi”, così come accade ogni anno. Ma con questo non finisce la musica: l’appuntamento successivo è il “Summertime in jazz”, una manifestazione musicale che si svolge tra i vari comuni della provincia durante i mesi estivi.

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